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17-05-2003 per
commenti |
Vorrei avere spiegazioni sul significato del vettore gradiente e della derivata
direzionale per funzioni di due variabili e sul modo di calcolarli.
Vogliamo cercare di estendere il concetto di derivata (visto nel caso di funzioni a variabile reale), al caso di funzioni in più variabili. Vediamo come sia possibile far ciò, proprio partendo dalle nozioni note nel caso di funzioni dipendenti da una singola variabile. Sia A un aperto
di ![]() se tale limite esiste finito, lo denoteremo con In maniera completamente analoga si definisce la derivata parziale rispetto alla y. Questa definizione ci fornisce anche un metodo per calcolare le derivate parziali (al di là del calcolo del limite del rapporto incrementale): basta considerare una variabile come "parametro" fissato ed applicare tutte le regole note per il calcolo delle derivate di funzioni dipendenti da una sola variabile reale. Inoltre, si definisce il vettore gradiente, il vettore le cui componenti sono rappresentate proprio dalle derivate parziali: ![]() (anche in questo caso la notazione varia da testo a testo). Ma perché limitarci a considerare gli incrementi lungo l'asse delle x o delle y? Si può generalizzare quanto appena fatto agli incrementi lungo una qualsiasi direzione? La risposta è ovviamente affermativa. Consideriamo una
direzione (cioè, un vettore) ![]() se tale limite esiste finito, denoteremo tale valore con
Facciamo un po' di osservazioni sui concetti finora illustrati:
Purtroppo quanto abbiamo appena discusso, non generalizza
completamente la nozione di derivabilità in Nel caso di più variabili, l'esistenza delle derivate parziali (o di tutte le derivate direzionali) non garantisce la continuità della funzione nel punto. Per esempio, si può considerare la funzione: ![]() dove ![]() Si dimostra che Qual è il motivo di questa "incongruenza"? In realtà non si tratta di una vera e propria incongruenza: il fatto è che per funzioni dipendenti da una singola variabile reale, due importanti concetti vengono a coincidere: quelli di derivabilità e differenziabilità (questo fa sì che in tale contesto vengano spesso usati come sinonimi!). È solo in dimensione maggiore che ci si rende conto della differenza fra questi due concetti. Diamo quindi la definizione di differenziabilità (in realtà si può dare in maniera molto più generale): Una funzione f si dice differenziabile in (x0, y0) se esistono le derivate parziali in (x0, y0) e ![]() Osserviamo che nel caso di una singola variabile reale
questa definizione è equivalente a quella di derivabilità (il
ruolo di È questa nuova definizione quella che ci interessa; infatti valgono le seguenti proprietà:
(tali implicazioni non si invertono, come si mostra abbastanza facilmente trovando dei controesempi). |